Google introdurrà nuovi blocchi sul sideloading degli APK su Android a partire dal 30 settembre 2026. Ecco cosa cambia e quando il blocco arriva in Italia
Google ha ufficializzato il calendario per l’introduzione della nuova developer verification, una misura destinata a modificare profondamente il modo in cui gli utenti installano applicazioni Android al di fuori del Play Store. Sebbene non si tratti di un blocco totale del sideloading, la nuova procedura renderà più complessa l’installazione di file APK provenienti da fonti non verificate.
Si parte il 30 settembre
La fase iniziale partirà il 30 settembre 2026 in alcuni Paesi selezionati, mentre l’espansione globale è prevista nel corso del 2027. Anche gli utenti italiani saranno coinvolti, anche se Google non ha ancora comunicato una data ufficiale per il nostro mercato, ma non è tra i primi paesi in cui questa modifica sarà attiva sin da subito.
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Cos’è la Developer Verification di Google
La nuova politica impone che ogni applicazione distribuita su Android sia associata a uno sviluppatore identificato e verificato. L’obiettivo è contrastare la diffusione di malware e applicazioni fraudolente che spesso vengono distribuite attraverso APK installati manualmente.
Per ottenere la verifica, gli sviluppatori dovranno fornire informazioni reali e verificabili come:
- Nome legale;
- Indirizzo fisico;
- Indirizzo email;
- Numero di telefono;
- Documento d’identità in alcuni casi.
Le aziende dovranno inoltre presentare il proprio numero DUNS (Data Universal Numbering System) e verificare il sito web aziendale. Questa procedura punta a eliminare gli account anonimi che spesso vengono utilizzati per distribuire software dannoso e successivamente scomparire senza lasciare tracce.
Come cambierà l’installazione degli APK
Contrariamente a quanto inizialmente temuto da molti utenti, Google non eliminerà il sideloading. Android continuerà a essere una piattaforma relativamente aperta, ma con maggiori controlli di sicurezza. Le applicazioni provenienti da sviluppatori non verificati potranno ancora essere installate, ma saranno soggette a un percorso aggiuntivo definito da Google come “advanced flow”.
La novità più significativa riguarda un periodo di attesa obbligatorio di 24 ore prima del completamento dell’installazione. Questo ritardo ha lo scopo di scoraggiare installazioni impulsive o fraudolente senza vietare completamente l’utilizzo degli APK.
Non solo il Play Store sarà coinvolto
Le nuove regole non interesseranno esclusivamente il Google Play Store, ma anche numerosi marketplace partner già presenti nell’ecosistema Android. Infatti Google vuole proteggere tutto l’ecosistema Android, ed anche gli store di terze parti. Tra gli store interessati troviamo:
- Google (Google Play)
- Honor (HONOR App Market)
- OPlus (OPPO App Market)
- Samsung (Galaxy Store)
- Transsion (Palm Store)
- vivo (V-Appstore)
- Xiaomi (GetApps)
Una soluzione per studenti e sviluppatori indipendenti
Google ha previsto una modalità alternativa dedicata a studenti, appassionati e sviluppatori non professionisti. A partire da agosto saranno disponibili i cosiddetti Limited Distribution Account, che consentiranno di distribuire applicazioni a un massimo di 20 dispositivi senza necessità di fornire un documento governativo e senza costi aggiuntivi.
Le critiche di F-Droid e della community Android
L’annuncio ha generato numerose polemiche all’interno della comunità Android. In particolare, il progetto F-Droid ha espresso forti perplessità. Il modello di distribuzione adottato da F-Droid non è pienamente compatibile con le nuove regole di Google, poiché le applicazioni vengono compilate e distribuite attraverso un sistema differente rispetto alla firma diretta dello sviluppatore.
Molti sostenitori del software open source temono che queste misure possano limitare la libertà che ha sempre caratterizzato Android rispetto ad altri sistemi operativi mobili. Una chiusura totale di Android da store esterni potrebbe causare non pochi problemi a realtà affermate come appunto F-Droid.
Perché Google sta introducendo queste restrizioni
Google giustifica la propria scelta facendo leva sui dati relativi alla sicurezza informatica. Secondo l’azienda, oltre il 98% del malware mobile prende di mira dispositivi Android e una parte significativa degli attacchi avviene attraverso APK scaricati da fonti non affidabili.
Tra le minacce più diffuse figurano:
- Finte app bancarie;
- Versioni contraffatte di WhatsApp;
- Malware mascherati da applicazioni governative;
- Software spia distribuiti tramite siti web fraudolenti.
Con questo primo blocco, la sicurezza dovrebbe aumentare ed almeno mitigare l’installazione facilitata di file APK così da rendere più consapevoli gli utenti su cosa si sta facendo. Anche la procedura di installazione di APK sarà modificata per rendere l’utente edotto sulla procedura che sta seguendo, con messaggi e popup informativi.
Quando arriveranno le nuove regole in Italia
Per il momento non esiste una data ufficiale per l’Italia. Google parla genericamente di un’espansione globale prevista nel 2027 e negli anni successivi. Non è escluso che il rollout europeo possa subire modifiche o ritardi a causa delle normative comunitarie e dell’attenzione della Commissione europea verso la concorrenza e l’apertura delle piattaforme digitali.

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